martedì, Giugno 28, 2022

Progetto di AFG “il Diritto di Vivere”, AFG per i diritti dei disabili invisibili

Il Direttivo di African Fashion Gate ha appena approvato all’unanimità un nuovo progetto “ il Diritto di Vivere- AFG per i Diritti dei disabili”.

Esso verterà su una raccolta fondi per sostenere attività di formazione-sensibilizzazione-inclusione con l’obiettivo di sensibilizzare e formare la  comunità parlando in particolar modo di inclusione della “disabilità invisibile”.

Per Disabilità Invisibile si intende la Neurodiversità, e cioè tutte quelle alterazioni del normale sviluppo che invadono ogni ambito delle funzioni cerebrali.

In particolare quando si parla di neurodiversità si parla di : Disturbo dello spettro Autistico-ADHD-Disordine pervasivo dello sviluppo- Asperger- e tutti quei bambini e ragazzi indentificati nel mondo scolastico come BES.

Giornalmente si sente parlare di associazioni che propongo piccole attività dedicate: sport per disabili, Campi estivi per disabili, catechismo per disabili e svariate altre iniziative.

Sebbene queste attività, in un primo momento, possano essere viste come propedeutiche ad una inclusione ed integrazione nelle attività sociali, spesso rimangono le uniche attività possibili perché la società non è pronta/preparata a  passare ad una fase successiva di inclusione vera.

Sebbene siano un aiuto a bambini e famiglie in difficoltà, se queste attività non evolvono in una vera inclusione, mediante attività di gruppo con i pari, si continuerà a “ghettizzare e discriminare”, ignorando di fatto i principi di inclusione e diritti umani di uguaglianza.

Tali attività vengono spesso validate dalle stesse associazioni, famiglie ed enti pubblici, giustificandole come “le sole alternative fattibili”, perché “non ci sono le risorse umane” e/o la formazione adeguata (esempio “io non  ne so nulla, non sono preparato”) per permettere la realizzazione di attività realmente inclusive. 

Si opta quindi, se si riesce, per soluzioni tutelative con personale dedicato e formato, ma non inserendole poi in un contesto di pari, con modelli neurotipici, nè permettendo al bambino o ragazzo di staccarsi dalla figura degli educatori specializzati che dovrebbero lasciare il testimone agli educatori/insegnanti/allenatori del gruppo/classe/squadra.

 Si dimentica troppo spesso che le persone disabili sono prima di tutto PERSONE che vogliono e DEVONO fare parte del mondo come tutti, e che non devono solo sopravvivere ma VIVERE, perché non hanno solo bisogni ma anche DESIDERI.

Vi sono ad oggi progetti e realtà sul territorio che possono fornire un ottimo modello da imitare.  

Imparare a conoscere i propri limiti per superarli e Vincere!

SPORT

Nello Sport per esempio stanno nascendo grazie alla sensibilità di alcuni dirigenti realtà modello.

L’Autistic football club a Roma ha iniziato un progetto formale di responsabilizzazione attiva nel progetto: un contributo allo sviluppo psicofisico attraverso il gioco del calcio, puntando sull’interazione, l’autostima, l’autoironia, l’impegno, la perseveranza e lo spirito di gruppo. Il progetto coinvolge una parte consistente della popolazione di ogni fascia di età ed essendo uno sport di squadra promuove naturalmente l’implementazione di abilità sociali. Uno sport agonistico educa alla competizione, ma anche alla collaborazione, allena alle attese e anche alle sconfitte vissute in maniera costruttiva e non demolitiva. La costituzione di una squadra responsabilizza rende attivi i suoi giocatori, facilitando i processi di inclusione, autodeterminazione, autorappresentanza e autonomia. L’attività sportiva promuove il benessere psicofisico. L’inclusione è ulteriormente favorita dall’adesione ai regolamenti calcistici FIFA e non a quelli speciali per la disabilità. https://www.autisticfootball.club/ 

Modello che poi per lo sport fa da maestro è quello che da 5 anni è messo in atto dall’ All Inclusive Sport , dove si occupano di aiutare le famiglie dei bambini/e e dei ragazzi/e con disabilità che vogliono fare sport il pomeriggio con i loro amici e compagni di squadra, esattamente come i coetanei, nelle tradizionali associazioni sportive, della provincia di Reggio Emilia.

In questa realtà il bambino/ragazzo con disabilità non viene solo aiutato a fare sport, ma a fare quello che preferisce secondo i suoi desideri sportivi e si decide insieme alla sua famiglia in quale società sportiva/disciplina potrebbe inserirsi. A questo punto si apre un dialogo con il futuro allenatore e si mette a disposizione (se, quando e dove serve) un tutor formato su sport e disabilità che lo supporti nell’inserimento nel gruppo, in eventuali crisi e nei momenti difficili.

Il bambino/ragazzo entra a far parte della squadra al pari dei suoi coetanei, e la situazione viene continuamente monitorata per tutto l’anno sportivo per una efficace inclusione ed un percorso sportivo efficace. Quando il percorso è difficile si trovano nuove strategie, quando la situazione è ottimale viene tolto il tutor e messo al fianco di un nuovo atleta. Da un progetto partito come irrealizzabile oggi vantano più di un centinaio di atleti con disabilità inseriti in altrettante associazioni sportive sparse per la provincia di Reggio Emilia, di tutti i tipi e in tutte le discipline, la metà ormai autonoma senza tutor. Il progetto funziona. Non solo per i ragazzi con disabilità, che fanno finalmente lo sport che gli pare, con i loro coetanei e compagni di scuola, ma anche per gli oltre 1500 compagni di squadra che si allenano ogni settimana in un gruppo inclusivo, e infine per gli allenatori che oggi, in circa la metà dei casi, rinunciano al tutor e procedono in autonomia con i propri atleti, siano essi con o senza disabilità. Il percorso è gratuito sia per le famiglie che per le associazioni sportive e quindi inclusivo sotto ogni aspetto. Le stesse famiglie ci raccontano che i figli si sentono finalmente in grado di fare sport al pari dei compagni e che questa nuova autostima dà loro più motivazioni in tutto, dalla scuola ai rapporti interpersonali e che i compagni hanno “imparato a prenderli” per quello che semplicemente sono, come loro hanno “imparato a prendere” ciascuno dei compagni. Per saperne di più https://www.allinclusivesport.it

Ci sono poi associazioni sportive che agiscono con il cuore e, senza iniziale formazione, accettano ed includono e cercano aiuti per potersi formare e aiutare i ragazzi a creare un gruppo squadra affiatato e inclusivo. Cercano inoltre di formare allenatori per aiutarli a trovare le strategie sempre più efficaci e sartoriali per i ragazzi a loro affidati. Sono società come quella di Baseball “ Wizards Azzurra Baseball Villafranca di Verona”, per cui vale la pena dedicare un articolo a sé,  ma anche varie società di Rugby, due sport di grande spessore che hanno spesso dato prova di essere particolarmente sensibili sul tema dell’inclusione.

Esprimere la propria Unicità

ARTE 

Spesso si pensa all’autismo come a una rappresentazione immaginaria del “matematico senza fantasia” , eppure nella storia sono stati proprio i neurodiversi a “vedere” ciò che gli altri non vedevano e trovare soluzioni straordinarie senza farsi influenzare dai “ non è possibile” e “ non ce la farai mai” di turno.

In Diversamente in Danza vengono applicate le migliori pratiche nazionali e internazionali, proprio con l’obiettivo di far esprimere ad ogni persona, perché di questo si tratta, la propria rappresentazione fisica della musica. Per questa associazione la diversità non è un limite, ma una risorsa di cui l’arte performativa contemporanea si arricchisce di diverse rielaborazioni artistiche di menti e corpi “ diversi” nella rappresentazione fisica della melodia che arriva ad anima e cuore oltre, che alla mente umana.

Modelli da imitare

SCUOLA 

Sarebbe utile far conoscere i modelli inclusivi a scuola, dove spesso sono, purtroppo, ancora situazioni isolate dipendenti da insegnanti e/o dirigenti virtuosi.

La scuola SAN GIUSEPPE SANTE E TRENTIN dell’infanzia di Villafranca di Verona è disponibile a presentare video e materiale della sua esperienza di inclusione con i tre bambini autistici e  a divulgare il suo modello ad altre realtà dentro e fuori il territorio nazionale. Per affrontare nuove inclusioni è giusto quindi premiare chi ha creato modelli “gold standard”, per dimostrare a tutti che non solo si deve ma si può  e che il risultato è poi un beneficio per tutti.

Questo spingerebbe altre realtà scolastiche a confrontarsi e creare un dialogo con diverse realtà per migliorare metodi, protocolli e strategie, uniformandoli, e costruendo nel tempo ambienti più sereni, comunicativi, e valorizzanti per tutti. 

… insegnami come io imparo

AMMINISTRAZIONE PUBBLICA 

Molti Comuni stanno o vogliono diventare sempre più inclusivi, ma a molti mancano dei referenti che possano aiutare le amministrazioni ad attuare idee e progetti in maniera adeguata ed efficace.

E’ quindi fondamentale  fornire specialisti del settore e consulenze.

Ecco perché AFG vuole diventare una associazione che possa aiutare a trovare specialisti che possano fornire strategie e  metodi modulati sulle risorse di quel specifico territorio.

Ma come sappiamo per queste iniziative si necessita del supporto di associazioni, istituzioni e fondi.

Per fare questo AFG si è messa in gioco per finanziare, tramite raccolte fondi, e sponsorizzare con la propria professionalità, tutti coloro che hanno intenzione di proporre progetti inclusivi nel rispetto del “ diritto di Vivere” , puntando quindi al rinforzo positivo dei buoni modelli.

  1. FORMAZIONE:PERSONALE SCOLASTICO, PERSONALE DI ENTI PUBBLICI, PERSONALE DEI CLUB SPORTIVI/GREST 
  2. TRAINING: PARENT TRAINING, FAMILY TRAINING (nonni,zii)-COMMUNITY TRAINING (amici,parenti,vicini) 
  3. MOMENTI DI SENSIBILIZZAZIONE DELLA POPOLAZIONE, con varie testimonianze
  4. L’IMPORTANZA DI ALTRE FORME DI COMUNICAZIONE ALLA PORTATA DI TUTTI , LA CAA: i fondi potranno servire a finanziare l’acquisto di materiali per scuole e biblioteche ed ospedali in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), una forma di comunicazione visiva utile a TUTTI anche a bambini, ragazzi stranieri e adulti stranieri .

Un progetto ambizioso, alcuni lo definirebbero impossibile, ma per chi vive la disabilità  “IMPOSSIBILE è solo una parola pronunciata da piccoli uomini, che trovano più facile vivere nel modo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto. È un’OPINIONE. Impossibile non è una regola. È una SFIDA. Impossibile non è uguale per tutti.

IMPOSSIBILE NON È PER SEMPRE…Impossible is Nothing.” (Cit. Adidas -Web)

Per noi significa “Combattere sempre Arrendersi mai” e come dice il nostro più caro Neurodiverso Albert Einstein “Chi dice che una cosa è impossibile, non dovrebbe disturbare chi la sta facendo”.

Chi vuole dimostrare che niente è impossibile, ci aiuti a farlo!

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